Barkley Marathons: la maratona dall’Inferno

Perché la Barkley Marathons è considerata la gara di corsa più difficile del mondo? E cosa c’entra l’omicidio di Martin Luther King?

Che cos’è la Barkley Marathons

Negli ultimi 34 anni la Barkley Marathons si è guadagnata la fama di essere una delle maratone più difficili del mondo. Degli oltre mille corridori che hanno tentato l’impresa, finora, solo quindici sono riusciti a portare a termine i cinque giri previsti dalla gara.

Barkley Marathons la pista
La “pista” della Barkley Marathons. Sembra semplice.

La maratona si svolge nel parco nazionale di Frozen Head, in Tennessee, tra montagne, foreste e i canali di scolo di un vecchio carcere abbandonato. In totale prevede una corsa di oltre 160 chilometri (e un dislivello di 16, un po’ come scalare e ridiscendere l’Everest un paio di volte) da portare a termine entro sessanta ore. Per rendere le cose più divertenti non è previsto l’uso di gps o altre apparecchiature elettroniche. Solo una mappa cartacea, delle indicazioni scritte e un orologio forniti dagli organizzatori della gara.

In effetti, oltre al notevole sforzo fisico richiesto, la gara mette alla prova il senso dell’orientamento dei corridori. E la resistenza alla privazione di sonno e al dolore. La pista non è battuta e passa attraverso dei luoghi selvaggi ricoperti di rovi, con salite quasi verticali e altri orrori per distruggere gli atleti. Senza contare il freddo gelido, durante i giri notturni.

I nomi delle zone che costituiscono il percorso sono abbastanza esplicativi e rendono bene il carattere degli organizzatori. Alcuni esempi: Meatgrinder, Leonards Butt Slide, Testicles Spectacle, The Bad Thing (il Tritacarne, la Riga tra le Chiappe di Leonard, lo Spettacolo di Testicoli, la Brutta Cosa).

Gary Cantrell, il malefico ideatore della maratona

La mente dietro a questa gara dall’inferno è Gary Cantrell, un ex maratoneta, ormai anziano, che organizza ogni anno la maratona. Stando ai documentari e agli articoli, Cantrell non sembra un pazzo sadico che vuole infliggere sofferenze. Ma neanche un coach che vuole far tirare fuori il meglio dai corridori. Cantrell si autodefinisce un “bifolco”, si nutre solo di pizza e soda, e gli mancano tredici denti, che si sarebbe tolto da solo “per non pagare i dentisti”.

Gary Cantrell, inventore della Barkley Marathons
Gary Cantrell, in tutto il suo splendore. Quando non organizza gare infernali scrive articoli su un sito sportivo. Vale la pena leggerli anche se non vi interessano le maratone

Durante la gara, Cantrell applica le regole in maniera rigorosa (due atleti che hanno portato a termine cinque giri, nel 2001, sono stati espulsi per aver saltato un pezzo di percorso lungo circa 150 metri).

Oltre ad aver preparato una corsa ai limiti dell’impossibile, Cantrell ha anche cercato di rendere le modalità d’ammissione una procedura complessa e avvolta dal mistero, degna di Fight Club.

Non esistono siti internet o indirizzi ufficiali. Gli ex partecipanti sanno che per partecipare bisogna scrivere a un determinato indirizzo in un determinato giorno, allegando le proprie esperienze e motivazioni. Tra i misteriosi riti per essere accettati si parla anche di dover scrivere un saggio breve, rispondere a un quiz in cui c’entra qualcosa la birra, o vincere una serie di gare più o meno sconosciute.

Se tutto va bene si viene contattati e bisogna pagare un dollaro e sessanta per l’iscrizione.

La gara, inoltre, è caratterizzata da mille riti più o meno ridicoli ideati da Cantrell. Chi si iscrive deve portare targhe di auto delle stato da dove provengono, che poi vengono attaccate per il campo base. Quando un atleta rinuncia a continuare la gara, viene suonata Taps con una trombetta. La partenza è annunciata dall’accensione di una sigaretta (fornite da chi si iscrive), visto che Cantrell è anche un fumatore accanito.

Arrivare alla fine dell’inferno

La Barkley Marathons, con la diffusione dei social network, gli articoli di Vice e il documentario di Netflix, è andata perdendo l’aura di mistero impenetrabile che la avvolgeva nei primi anni. Almeno un pochino. Oggi, se non altro, non serve essere un appassionato di maratone campestri per averne sentito parlare, e immagino che frugando nell’internet non sia impossibile trovare istruzioni utili su come partecipare.

Tuttavia questo non significa che sia un evento mainstream. O anche solo vagamente redditizio per gli eventuali vincitori. Il premio, a quanto pare, è un foglio di carta firmato da Cantrell dove viene attestato il fatto di aver finito la corsa. Niente coppe, medaglie o soldi. Il che è abbastanza in linea con l’atmosfera della gara.

Anche sotto il profilo sponsor le cose non sembrano migliori. Vista l’intrinseca pericolosità dell’impresa, i grandi marchi dell’abbigliamento sportivo si sono finora tenuti alla larga dall’evento. Anche se le cose, vista la fama sempre maggiore della corsa, forse stanno iniziando a cambiare

Tuttavia alcuni atleti sono collassati, uno dei pochi “vincitori” racconta di essere stato colto da allucinazioni da incubo per tutta la durata del quinto giro. In qualunque foto o video dell’evento è quasi impossibile vedere un partecipante che abbia completato anche solo un giro senza sangue addosso.

Jared Campbell ferito
Le gambe di Jared Campbell, uno dei pochi ad aver finito la gara, dopo un paio di giri…

In ogni caso, questo è un blog di crimine e, nonostante tutto, le incredibili privazioni fisiche a cui vengono esposti gli atleti non contano come tale. I partecipanti sono tutti adulti e consenzienti. E, finora, nessun partecipante è rimasto ferito in modo grave o letale. Per trovare l’elemento criminale bisogna tornare indietro nel tempo, quando la Barkley Marathons non è stata nemmeno immaginata.

Dall’assassinio di Marthin Luther King Jr. alla maratona dall’Inferno

James Earl Ray è l’uomo che ha ucciso Martin Luther King. Prima di salire agli onori della cronaca ha una carriera criminale variegata, con rapine a mano armata, truffe postali e film porno illegali. L’unica caratteristica che accomuna tutti i crimini è che tende a farsi beccare dalla polizia.

James Earl Ray
James Earl Ray, in un mugshot molto fascinoso

Nel 1967, tornato in America dal Messico, comincia a simpatizzare per dei gruppi politici di estrema destra, preoccupato dai movimenti degli afroamericani. L’anno dopo, uccide Martin Luther King Jr. con una fucilata, e fugge in Canada. Da lì, con dei documenti falsi, va in Europa e finisce a Londra, dove viene arrestato dalla polizia inglese nel 1969.

Viene condannato a 99 anni di carcere e chiuso nella prigione di Brushy Mountanin, in Tennessee. Il carcere, ora chiuso e abbandonato, è nel parco nazionale di Frozen State, nella selva dove si svolge la maratona.

il carcere di Brushy Mountain
[musica di Shining]

Dopo 8 anni di inutili tentativi di farsi rilasciare legalmente, James Earl Ray decide di uscire dal carcere nel modo più tradizionale. Assieme a degli altri detenuti ruba una scala e una corda e, di notte, scavalca il muro della prigione ed evade.

Tre giorni dopo, il 13 giugno 1977, il giovane Gary Cantrell sente una notizia alla radio. James Earl Ray, l’assassino di Martin Luther King Jr., è stato catturato dopo un tentativo di fuga, tra le montagne del Tennessee. In circa 60 ore ha percorso meno di 8 miglia (13 km) prima di collassare stremato.

Cantrell ridacchia. Se quell’assassino idiota ha fatto meno di 10 miglia, lui è certo di poterne fare almeno 100 (160 km). In fondo, quanto sarà difficile correre tra le montagne del Tennessee? Ne parla per scherzo con un suo amico ex maratoneta, Barry Barkley e ci prova. L’impresa si rivela demenzialmente difficile, e Gary non ce la fa.

Barkley Marathons: la vera forza viene da dentro

Nove anni dopo, nel 1986, si svolge la prima Barkley Marathons. Nessuno porta a termine il percorso. Passerà quasi un decennio prima che Mark Williams, nel 1995, riesca a finire i cinque giri della gara. Altre quattordici persone completano la maratona negli anni successivi. Alcuni più di una volta: Brett Maune ha finito due maratone, Jared Campbell addirittura tre!

Jared Campbell ferito durante la Barkley Marathons
Le gambe di Jared Campbell, uno dei pochi ad aver finito la gara, dopo un paio di giri…

La morale è dare il massimo e cercare di oltrepassare i propri limiti. Anche per i delinquenti che mi leggono dal carcere con un telefono di contrabbando (complimenti per il coraggio! Anche se capisco che dei post come questi valgono ogni tipo di rischio…). Se state progettando una fuga impossibile, beh, è impossibile che fuggirete. Ma forse ispirerete qualche grande evento sportivo con documentari e speciali che noi pigri potremo goderci dal divano.

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