Nomi fantasy: come inventarli senza impazzire

Hai scritto un romanzo fantasy, ma nessun lettore ricorda i nomi dei tuoi personaggi? Vediamo come inventare nomi fantasy per la tua opera.

Questo è il primo di una serie di articoli sul worldbuilding. Tipicamente, quando parliamo di worldbuilding, si drizzano le orecchie degli appassionati di fantasy e fantascienza. Il che è ottimo, ma in realtà operazioni di worldbuilding più o meno dettagliate sono necessarie per ogni opera di fiction, dai romanzi sentimentali alle storie di criminali e truffatori.

Quello che vedremo, ovviamente, non si applica solo alla narrativa lineare, ma anche a quella interattiva, nei giochi di ruolo cartacei e nei videogiochi. Anzi, qui dove il pubblico ha un ruolo più attivo nel tuo mondo, creare un’ambientazione solida e in grado di coinvolgere diventa ancora più importante. Senza contare, per gli sviluppatori, che è più facile studiare worldbuilding che C++. Anche se in realtà, come vedremo, programmare ed elaborare un mondo credibile, originale e coinvolgente in tempi utili hanno alcuni punti in comune… Ma andiamo con ordine.

Che cos’è il worldbuilding

Il worldbuilding è la costruzione di un mondo e degli esseri che lo abitano. Il che può essere preso alla lettera e consistere nell’invenzione di continenti, creature fantastiche e magie. Ma in senso più stretto è la creazione di un sistema di punti di riferimento che permettano al lettore (o giocatore, o spettatore: quello che vi pare) di comprendere il contesto delle azioni e delle scelte del protagonista e dei personaggi in generale. Punti di riferimento geografici (come castelli, megastatue, o club privati gestiti dal boss della mafia), ma anche culturali (un ideale diffuso, una religione, un codice d’onore), storici, biologici, economici: insomma sotto tanti punti di vista quanti saranno necessari per la vostra storia.

artigiano di mappamondi
Worldbuilding

Dato che il worldbuilding dovrebbe rendere conto di tutti gli aspetti presenti nella creazione di uno spazio abitato da qualche cultura (preferibilmente in conflitto), e che in un’opera fantastica questo può arrivare a decidere la biologia evolutiva di determinate creature, senza neanche entrare nei mille rivoli delle culture umane (come succederebbe, ad esempio, cambiando dei dettagli dell’astronomia): da dove cominciare?

Semplice. Tutte le cose che dovrete inventare per creare il vostro mondo (razze, magie, creature, giocattoli sessuali con poteri occulti) avranno bisogno di un nome. Iniziamo con i nomi.

Nomi fantasy per tutti

I nomi sono etichette verbali che appiccichiamo su cose e concetti per distinguerli in modo comodo. Ovviamente i concetti a cui applichiamo queste etichette sono tanti quante le parole di una lingua. E se non stai smaniando dalla voglia di inventare una nuova lingua da zero, diventerebbe un compito difficile, demenzialmente lungo e, a conti fatti, inutile.

etichette
etichette

Che tipi di nomi inventare, allora? La grammatica tradizionalmente insegnata a scuola divide i nomi su due parametri: propri e comuni da una parte, e persone cose e animali dall’altra. È una divisione linguisticamente infondata, ma a meno che tu non sia il Ministro dell’Istruzione questo ti interessa poco. Quello che ci interessa è che, da un punto di vista creativo, è una distinzione inutile perché raggruppa assieme cose che vogliamo dividere (nomi di cose, dove ricadono luoghi, eventi ed oggetti, tra l’altro), e divide cose che vogliamo avere assieme (nomi propri di persona e alcuni nomi comuni di persona, tipo Doc, il Colonnello, l’Idiota, o nomi simili…).

Ai fini di questa guida, in termini di storie e giochi, possiamo fare una divisione molto semplice e distinguere le etichette in nomi di persone, nomi di posti, nomi di eventi e, prendendo spunto dalla nostra grammatica, una categoria “rifiuti indifferenziati” che possiamo chiamare nomi di cose (materiali fantastici, creature immaginarie, incantesimi, oggetti magici, droghe fantascientifiche e tutto quello che non ricade nelle prime tre categorie).

Trovare nomi per queste diverse categorie può seguire dei metodi diversi, di cui vedremo i più utili e divertenti. Ma ci sono tre regole generali che valgono per le persone, i luoghi, gli eventi e tutto il resto. Vediamole.

Oppure, se non ti va di leggere guarda un video sulle tre regole generali. Una volta visto, però, ti consiglio di tornare qui sul blog per gli esercizi e un sacco di esempi in più.

Compatibilità

Il sistema linguistico principale deve essere compatibile con le capacità linguistiche del pubblico. In pratica i tuoi lettori/giocatori devono essere in grado di pronunciare facilmente la maggior parte dei nomi. Quindi, a meno che non abbiate intenzione di pubblicare le vostre opere primariamente in paesi stranieri, probabilmente avranno la precedenza sistemi fonetici italiani o neolatini in generale ed, eventualmente, anglotedeschi. Nel caso stiate facendo worldbuilding in grande stile, questo non vale per tutto il tuo mondo. Ma per la porzione di mondo dove si svolge la tua storia o avventura, sì. E anche in questo caso, nomi presi da sistemi linguistici differenti verranno selezionati appositamente per essere pronunciati facilmente dal pubblico italiano.

paese del Galles
Se hai nomi fantasy del genere, forse, stai sbagliando qualcosa…

Ma magari non vuoi un’ambientazione con suoni latineggianti perché cozzano con l’ambientazione, o creano incoerenze, o magari ti fanno schifo. Per fortuna, alcune lingue completamente straniere (non indoeuropee) hanno sistemi fonologici abbastanza simili a quello italiano. Esistono migliaia di linguaggi: per selezionare quelli più utili ai tuoi scopi, leggi qualche nome e fatti queste domande:

  • La struttura sillabica è, in linea di massima, consonante-vocale? L’italiano ha questa struttura sillabica nella maggior parte delle parole, e praticamente per tutte nell’ultima sillaba di parola.
  • La lingua seleziona suoni, combinazioni di suoni, o modalità di emissioni, che in italiano non esistono? Potete scartare a prescindere tutte le lingue con modulazione tonale (tipo il cinese, dove una A pronunciata salendo di tonalità è una lettera diversa da una A piana, come la pronunciamo noi), e tutte le lingue con click, R vocaliche, o altri tratti linguistici che non possediamo.
  • La lingua utilizza lettere, accenti o segni sconosciuti in italiano? Questo non è necessariamente un problema grave: se la lingua, nonostante i segni esotici, è facilmente pronunciabile, può essere presa a modello. Ma se l’italiano medio non ha idea di come pronunciare questi accenti “strani”, le parole andrebbero, alla peggio, ripulite dai segni incomprensibili. Distraggono e non aggiungeranno nulla alla storia. Peggio, alcuni lettori inizieranno a pensare a re Ŵůđŕöw, come al re con un sacco di puntini sul nome. Pessimo per immergersi in un mondo inventato.

Lingue vere e lingue inventate

Il bello di queste domande è che funzionano anche con lingue inesistenti. Se vuoi inventare una lingua, seleziona suoni simili all’italiano (se vuoi dargli un pizzico di originalità, scarta tre o quattro suoni italiani, e aggiungine uno o due stranieri), disponili in strutture sillabiche simili all’italiano e il gioco è fatto.

Se non hai voglia di creare nessuna parola in una lingua inventata, né di cercare lingue con sistemi fonetici simili all’italiano per creare nomi degni della tua storia:

  • complimenti per l’indomito spirito di sacrificio!;
  • il giapponese e le lingue aborigene australiane selezionano suoni e strutture sillabiche abbastanza simili a quelli italiani e sono due ottime fonti di nomi per iniziare (peraltro diversissimi tra loro e dall’italiano, quindi garantiscono varietà e riconoscibilità). Sono solo due lingue aggiuntive al “neolatino”, ma in linea di massima avere tre sistemi linguistici sarà più che sufficiente (senza contare i sistemi diversi dall’italiano ma abbastanza conosciuti, su tutti l’inglese).

Se per qualche ragione sei costretto a ricorrere a fonologie impronunciabili per i giocatori/pubblico, valuta l’uso di nomi parlanti (tipo su The Witcher: Ranuncolo, il Riccio, il Barone Sanguinario, invece di nomi polacchi più difficili da pronunciare per un italiano).

E ricorda che sistemi linguistici di paesi lontani ed esotici (rispetto al focus della tua storia) possono avere nomi più strani e un po’ più ardui da pronunciare. Questi nomi saranno limitati in numero, e quindi risulteranno più digeribili. Ma ricorda che in passato non era raro bastardizzare i nomi stranieri (come Londra invece di London: che barbari!), e in un’ambientazione medievaleggiante, o comunque priva di mass media, non è inverosimile che i tuoi personaggi chiamino gli stranieri con esonimi bastardizzati, strani e, potenzialmente, offensivi (possiamo chiamarli tedeschi, germanici, crucchi, mangiacrauti, ma mai deutsche).

Coerenza

Il sistema linguistico deve essere coerente. Questo ovviamente non vale per il mondo intero, ma per ogni singolo sistema linguistico (nel malaugurato caso tu decida di averne più di uno). Se hai deciso di affidarti a dei sistemi linguistici preesistenti senza nessuna modifica, non hai problemi. Invece, se decidi di modificare le parole, cerca di modificarle in modo coerente (se una lingua che hai scelto non ha mai la lettera F, non aggiungere la lettera F nelle tue modifiche). Infine, se stai inventando un sistema linguistico ex novo: non rompere le regole che ti sei dato all’inizio.

Se i nomi che crei sono coerenti il lettore/giocatore inizierà a ricavare informazioni in modo istintivo sul tuo mondo. Ma se rompi le regole, il lettore in modo più o meno consapevole percepirà che stai improvvisando suoni senza senso. In pratica, se le città del regno si chiamano Jukay, Sonzo, e Mikoto, avrai bisogno di un ottimo motivo per chiamare una quarta città Buenas Sortes.

nomi fantasy - pollo e dart fener
Rompere la coerenza, a volte, fa crollare tutto

Ma questo, oltre che un limite, è anche uno strumento. Se vuoi che una città di quel regno sia memorabile e risalti, chiamala con un nome strano e inizia a ricamare sulle origini (perché si chiama Buenas Sortes? È una colonia? L’hanno conquistata in guerra contro gli spagnoli? È stata fondata 200 anni fa da un’imperatrice folle fissata con la samba?).

Stessa cosa vale per persone, avvenimenti e cose. Se tutte le tecnologie del regno hanno un nome straniero, o una chiara bastardizzazione di un nome straniero, stiamo comunicando che il regno in questione è tecnologicamente arretrato rispetto al luogo dove parlano la lingua straniera che esporta tutte queste meraviglie tecnologiche.

Riconoscibilità

Questo è il principio meno realistico del trio, ma forse il più fondamentale. Nella realtà conosco una ventina di persone che si chiamano come me, con tre delle quali ho a che fare almeno una volta a settimana. In una storia o in un gioco, avere tre personaggi con lo stesso nome del protagonista, può essere una scelta discutibile. Se Caio incontra Caio, Caio e Caio, e Caio vede che Caio è armato, quindi Caio si spaventa e chiede aiuto a Caio, il lettore/giocatore non ha la minima idea di che cazzo stia succedendo.

Lebowski e Lebowski
In una storia, se due personaggi si chiamano Jeffrey Lebowski, è un elemento fondamentale della trama, non una coincidenza inutile e confusionaria

I nomi devono essere facili da riconoscere, ricordare e distinguere. In passato chiamavo questa caratteristica “memorabilità”, ma può dare l’idea sbagliata che bisogna chiamare i propri personaggi solo con nomi tipo Buckaroo Banzai o Max Power, quindi riconoscibilità è meglio. Ma scegliere nomi fighi aumenta comunque la probabilità che la gente li ricordi.

Questa regola, in pratica, si traduce nell’abitudine diffusa tra scrittori, sceneggiatori e dungeon masters di creare esclusivamente nomi che inizino con lettere diverse. Molti master hanno un foglio con 21/26 nomi, uno per ogni lettera dell’alfabeto, per trovare al volo nomi per i personaggi secondari con cui i giocatori decidano di conversare.

Questa è una buona idea. Prima che uscisse il film del Signore degli Anelli, credo che un sacco di lettori distratti non abbiano capito bene all’inizio che Sauron e Saruman sono due persone diverse (me compreso).

Ma, se è un’ottima idea usare iniziali diverse, a volte è necessario avere più di 21 comparse, o 21 luoghi. E anche nomi con iniziali diverse, se pensati male, diventano facili da confondere (Balin e Dwalin, deduzione e induzione, emissario e immissario…). Usa strutture sillabiche diverse, sillabe accentate diverse e diversa lunghezza per distinguere nomi con inizi simili. Grays e Gunnislake sono due città che iniziano con la G dura, e si basano sulla fonologia inglese, ma è molto semplice distinguerle lo stesso.

Nomi propri di persona

Abbiamo visto cosa dovremmo fare quando pensiamo a dei nomi. Ma cosa possono fare i nomi per noi e il nostro worldbuilding? I più attenti lo hanno già intuito. I nomi sono una finestra che ci permette di spiare alcuni degli aspetti più importanti di una civiltà, le sue usanze, la sua storia e i suoi valori.

All’inizio abbiamo visto che i nomi sono etichette. Alcune persone sono fissate con le etichette e se la prendono a male quando sentono qualcuno usare un’etichetta in un modo che ritengono sbagliato.

spongebob nametag
Etichette per persone

L’ideale è non fare come queste persone quando inventate un sistema di nomi, ma rendervi conto che, in ogni cultura, esistono sistemi di etichette paralleli, più o meno in concorrenza, e questi conflitti e sovrapposizioni ci danno molte informazioni sulla cultura che stiamo inventando e le persone che la abitano.

In soldoni, come per ogni aspetto di worldbuilding che vedremo, le caratteristiche di un mondo o di una cultura non esistono nel vuoto, ma in un contesto a cui sono strettamente legate. Inventare nomi per i tuoi personaggi non è solo un lavoro da fare per poter chiamare le tue invenzioni con un nome, ma è anche uno strumento per far conoscere al pubblico lati e aspetti nascosti del tuo mondo.

Sistemi onomastici

Una società con la schiavitù, che rapisce selvaggi che vivono lontano e li mette a lavorare come servi in casa, rispecchierà questa sua abitudine nei suoi sistemi onomastici. Come chiamare in modo rapido schiavi con nomi stranieri impronunciabili? Se lo schiavo riesce a liberarsi e schiavizzare il suo ex-padrone, come desidererà chiamarlo, per punirlo in modo crudele ma ironico?

Che valore ha chiamare proprio figlio Napoleone nella Francia dell’800? E nell’Italia dello stesso periodo? Chiamarlo Hitler? L’anagrafe lo accetterebbe? Accetterebbe un nome che sembra una parolaccia, tipo Merdonio? Chi sceglie come si chiamano gli orfani?

Possiamo rispondere a queste domande semplicemente con i nomi che scegliamo per i nostri personaggi. Nello specifico elaborando sistemi onomastici per le persone.

Un sistema onomastico è il sistema di nomi necessari per identificare una persona in un determinato contesto. Nell’Italia moderna usiamo tipicamente nome e cognome (anche se il codice fiscale, assieme ad altre informazioni, è necessario in molti casi in cui dobbiamo farci identificare dalla burocrazia, dalla legge e altro). Ma non è il sistema “normale” (non che ne esista uno).

tessera sanitaria
Una civiltà con molti tabù sui propri nomi farà più fatica a creare burocrazia su grande scala

Per molto tempo abbiamo usato sistemi diversi. In altri luoghi usano ancora oggi sistemi diversi. La costante è che in tutti i sistemi una persona ha almeno un nome proprio utilizzabile dagli altri per chiamarlo o riferirsi a lui in modo abbastanza univoco. Altri nomi possono indicare il padre, il luogo d’origine, il lavoro, o il nome di famiglia (di solito nel caso della gente più ricca, potente e conosciuta). Ambienti sociali piccoli possono usare sistemi onomastici particolari: delinquenti di una stessa gang magari si conoscono solo tramite soprannomi, poeti di una confraternita letteraria prendono il nome di qualche scrittore antico e noioso, nobili e re prendono un soprannome ufficiale (il conquistatore, il saggio, cose simili).

Esistono tantissimi sistemi onomastici, ognuno con le sue particolarità e i suoi tabù. Elencare ogni variante e ogni possibile influenza sulla cultura a cui appartengono sarebbe un’impresa demenziale. Vediamone qualcuno per farci un’idea di quello che possiamo fare con i sistemi onomastici.

Nomi dei cittadini romani

Gli antichi romani hanno avuto tanti sistemi onomastici diversi. Ai fini di un articolo sui nomi fantasy appiattiremo oltre un millennio di storia che si evolve in tre diversi continenti in un sistema unico. Un po’ come fanno a scuola.

Gli antichi romani, come ci insegnano gli epigrafisti, avevano il sistema dei tre nomi. E, come suggerisce il nome, è un sistema di circa cinque o sei nomi (i romani erano geniali con l’arte bellica, la retorica e l’architettura, ma sotto altri punti di vista erano delle vere teste di cazzo).

Epigrafe
L’epigrafia non si limita a contare i nomi, ma studia come decifrare le abbreviazioni (scrivere sulla pietra è più faticoso che scrive su whatsapp: immaginatevi il risultato). Inoltre studia l’evolversi dei nomi e dei titoli, e come questo rispecchia cambiamenti culturali, sociali e demografici. Un po’ come questa guida, ma al contrario. (Ah, se siete curiosi, la scritta, interpretandola un po’, dice “Caio Cornelio, figlio di Caio, della tribù Volturna, detto il Calvo, erige da vivo questo monumento dedicato a sé stesso e a suo fratello Lucio Cornelio figlio di Caio della tribù Volturna. I miei eredi non potranno vendere o modificare questo monumento.” Questa nota finale è fantastica: evidentemente non era raro che la gente vendesse la tomba dei genitori o dei nonni)

In sintesi, i tre nomi ci davano un prenome proprio, unito a uno o più nomi che indicavano la famiglia di appartenenza. Altri nomi, nel corso del tempo, indicano la tribù di appartenenza, il padre o altri parenti famosi, il rango militare o le cariche politiche ricoperte. Ma a questi spesso si aggiungono soprannomi, che possono indicare il lavoro, una caratteristica particolare, o qualche impresa grandiosa portata a termine.

Come si chiama il nostro personaggio antico romano? Ha solo un nome seguito dal suo lavoro, o una serie di nomi e antenati che farebbe addormentare anche il maestro di cerimonie della corte imperiale? E il suo soprannome che ci dice? Ha costruito o conquistato? Chi ha conquistato? Era un eroe o un macellaio?

Tutto questo senza entrare nei soprannomi che molta gente si guadagnava ma preferiva non incidere sulle proprie lapidi (il motivo per cui sappiamo così tanto sui nomi romani, stringendo, sono le loro lapidi). Non è folle immaginare che un qualche nobile soprannominato Parcus, moderato, venisse chiamato Porcus dalle persone che lo stimavano meno.

Nomi dei non cittadini romani

Ma il sistema onomastico dei romani sono si limitava a farti scegliere mezza dozzina di nomi per i tuoi tre nomi. Aveva regole abbastanza precise su come dovessero chiamarsi determinati membri della società. Vediamone alcuni.

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Antichi romani

Gli schiavi stranieri prendevano il nome del padrone seguito dal nome -puer, o -por, che significa ragazzo (Caiipuer, Caipor, il ragazzo di Caio). Se diventavano liberi prendevano il nome di chi li aveva liberati (di solito il padrone) e assumevano un qualche soprannome magari ispirato alle loro origini. E dovevano indicare il loro status di schiavi liberati nel loro nome, anche se molti cercavano, con successo, di nasconderlo.

I provinciali e gli stranieri che prendevano la cittadinanza tramite il servizio militare (o usando i cheat) di solito prendevano il nome del loro generale, dell’imperatore o di chi aveva garantito per loro. Di nuovo, il nome originale, latinizzato, diventava il soprannome. Il che non vuol dire che nella vita di tutti i giorni non usasse il soprannome, ma nei documenti ufficiali, nei contratti e nelle lapidi, si usava tutto questo sistema. Un po’ come il nostro codice fiscale, tranne che per le lapidi.

Nomi aborigeni

Gli aborigeni australiani hanno diversi sistemi onomastici, più o meno tanti quanti le loro numerose tribù. Ma ci sono alcune costanti: quelli che ai nostri occhi sembrano parecchi tabù. Tipicamente una persona ha un nome proprio segreto, conosciuto solo da lui e i membri più stretti della famiglia. Chiederlo è maleducazione, divulgarlo un’offesa.

Esistono poi diversi nomi (il nome del padre, il luogo di provenienza, soprannomi vari) che possono essere usati in occasioni normali, più o meno da tutti, tranne che da alcuni parenti acquisiti. Nomi da prendere dopo riti di iniziazione quando si diventa veri uomini. Poi nomi per riferirsi alla persona quando non c’è, ma che sarebbe maleducazione usarli quando ci si parla. Poi un nome occidentale, per avere a che fare con gli inglesi, la legge e la burocrazia senza che vadano a frugare tra i loro nomi segreti.

E per finire c’è il tabù di non pronunciare i nomi dei morti, per cui di solito si usa una parola generica uguale per tutti, Kwementay, o una variante simile. Chi è stato in Australia e ha visitato un museo si sarà accorto dei cartelli che avvertono i visitatori che nella prossima sala ci sono foto e nomi di persone decedute, per avvisare chi rischia di offendersi con cose simili.

discalimer
Su alcune reti locali ci sono avvisi sui video e audio di gente morta anche per i film

Un sistema onomastico ha conseguenze più profonde dei semplici suoni che le persone emettono per richiamare l’attenzione di altre persone. Danno informazioni sulla società che li ha inventati, sulla sua storia e sui suoi valori.

Come vedrete anche nei prossimi articoli, se ragionate nel modo giusto, fare worldbuilding diventerà non solo facile, ma inevitabile ogni volta che penserete a un singolo aspetto della vostra creazione.

Nota sui titoli

I sistemi onomastici, a volte, non ci danno solo regole e abitudini su come creare e usare nomi propri di persona, ma anche per i titoli e i vari nomi comuni che tipicamente appiccichiamo ai nomi propri. Il signor Rossi e diverso dal Dottor Rossi, che è diverso dal Col. Rossi, che è diverso da Re Rossi l’Immortale.

Al di là dei nomi che usiamo per definire i titoli (Conte, Graf, Prefetto, Visir o Manager?) la stessa natura del titolo ci dà informazioni sulla società che li usa (pensa all’Unione Sovietica, dove sono tutti compagni commissari, compagni ispettori e robe del genere che sembrano un incrocio tra una manifestazione studentesca di sinistra e una caserma dei carabinieri). Una società ha dei valori, delle attività a cui conferisce prestigio e importanza. I titoli di cui la gente si fregia rispecchiano questi valori ancor più dei nomi propri.

regina elisabetta 2
Volevo fare la cosa buffa di mettere tutti i titoli della regina d’Inghilterra, ma poi mi si raddoppiava la lunghezza dell’articolo. Se volete farvi del male, potete guardarli qui.

Vuoi un feudalesimo spaziale con megacorporazioni che gestiscono piccole città e cercano indipendenza da consiglio di amministrazione centrale per farsi i cazzi loro? Valuta di sostituire i classici titoli militari, religiosi e aristocratici del medioevo, con titoli che rispecchino una cultura aziendale. Invece del feudatario c’è il manager, o il capo-progetto. Invece dei cavalieri si cercano operativi, o promoter. Usa i titoli, come ogni altro nome, per convogliare informazioni che costruiscano il mondo e l’atmosfera desiderati senza annoiare il lettore con lunghi spiegoni (che probabilmente salterà).

Come creare nomi fantasy dal nulla

Abbiamo visto un botto di principi teorici, e i motivi per cui possono esserci utili. Ma nel concreto, quando ci servono nomi propri di persona fantasy, che facciamo?

Se hai inventato una lingua da zero (l’articolo su come inventare una lingua è in fase di stesura, ma in caso di emergenza, eccoti un singolo consiglio rapido e fondamentale: NON INVENTARE NUOVE LINGUE da zero: è lungo e faticoso, e potresti investire il tempo richiesto in attività più utili alla tua creatività, come strapparti i peli del pube uno a uno e dividerli in mazzetti da cinque mentre indossi dei guantoni da pugile…).

Cosa stavo dicendo? Ah, sì: se hai inventato una lingua da zero, combina sillabe con suoni tipici della tua lingua fino a creare qualcosa di compatibile coi tuoi giocatori e facilmente riconoscibile (la coerenza è automatica, se hai creato una lingua come cristo comanda). Individua pattern, scegli significati di sillabe e suoni nella versione antica della tua lingua, e dai eventuali significati ai tuoi nomi.

coro pompieri
Iluvatar e gli Ainur cantano la canzone che crea il mondo. Non sottovalutare il potere delle parole

Anche in questo caso chiediti: che significati vengono dati ai nomi dal tuo popolo inventato? Sono tutti nomi tipo Benedetto, Cristiano e Grazia? O più come Franco, Libero e Brando? È un nome più frequente Felice o Tristano (il loro equivalente nella tua lingua, ovviamente)? Anche l’etimologia dei tuoi nomi ci dice qualcosa sulla cultura antica che per prima li ha usati e poi si è evoluta nel tuo popolo inventato.

Ma, nel caso tu sia un furbone e abbia saggiamente scelto di ispirarti a un sistema fonetico preesistente, come inventare nomi che abbiano un aspetto più fantasy di nomi moderni e banali, come John, Tyrone e Denisa? 🙂

Come creare nomi fantasy da qualcosa

Vediamo come creare nomi partendo da un sistema linguistico esistente. Ma prima di farlo chiediamoci: perché? Abbiamo inventato un fantasy apposta per sfuggire alla monotonia del mondo moderno: voglio un eroe con il nome composto esclusivamente da x, w con sopra due puntini, e tredici apostrofi, cazzo!

Se state lavorando solo per voi stessi va benissimo: contenti voi, contenti tutti.

Ma se state scrivendo per qualcun altro, pubblico o giocatori, dovete pensare anche a loro. Non cercate di vampirizzare il tempo altrui con spiegazioni noiose e inutili: non funzionerà. Questo diventa particolarmente cruciale con i giochi, dove il pubblico non dovrà solo ascoltare i vostri nomi del piffero. Dovrà ricordarli e pronunciarli a sua volta.

Nei giochi, il giocatore si muove spesso per la prima volta in un mondo inventato, dove in teoria dovrebbe sentirsi a proprio agio, come una persona che lo abita da sempre, ma in realtà spesso non ha idea di quanto possa pesare la spada che si starebbe portando dietro. Dargli un mondo dove si usano nomi con suoni che lui userebbe naturalmente tutti i giorni è un ottima possibilità per introdurlo in un ambiente familiare. Questa particolarità è più importante quando penseremo ai nomi di geografia e di popoli, ma ricorda: Samvise (o Samwise) è un nome potenzialmente strano sia per un inglese che per un italiano. Ma dagli amici può essere abbreviato nel familiarissimo Sam.

Ora, poniamo di star creando nomi per un fantasy in una specie di Italia medievaleggiante. Potresti studiare letteratura e storia medievale e segnarti i nomi. Ma questo è comunque un lungo investimento di tempo (puoi usare i cheat e guardare su wikipedia per risparmiare qualcosa) e non è detto che nomi utilizzati mille anni fa nella tua stessa città siano ancora compatibili con le capacità linguistiche di lettori e giocatori.

Regole per creare nomi fantasy

Se devi guidare, pulire o fare ginnastica ma non puoi fare a meno di continuare a leggere questo post, ti capisco perfettamente. Ecco un video dove puoi ascoltare le tecniche per inventare nomi fantasy senza rischiare incidenti stradali.

Che fare allora? Prendiamo nomi propri di persona (vanno bene anche nomi comuni, soprattutto se legati a un lavoro, tipo contadino o pappone, o addirittura degli aggettivi, come Smilzo o Unto) e modifichiamolo seguendo uno o più di questi metodi.

  • Cambiare l’ortografia senza cambiare la pronuncia. Che significa togliere o aggiungere lettere inutili (in italiano le h, in altre lingue la lista può allungarsi). Jon si pronuncia come John: emettiamo lo stesso suono, se fossimo analfabeti non capiremmo la differenza. Infatti l’unica differenza è come ci rappresentiamo graficamente la parola nella testa mentre la pronunciamo (se non stai scrivendo un libro o un fumetto, ma la sceneggiatura di un film o un’avventura da gioco di ruolo, non perdere tempo con questa regola: non se ne accorgerà nessuno). Ma il nome è già diverso e più riconoscibile della versione normale. Stessa cosa vale per lettere scritte diversamente ma pronunciate allo stesso modo. Mirco e Myrko sono lo stesso suono in italiano, ma hanno una grafia diversa e la seconda può già risultare esotica e distante dall’italiano senza richiedere una laurea in xenolinguistica per pronunciarla.
  • Aggiungi suffissi (se non ne hai abbastanza: creali). I nomi alterati andavano di moda nel medioevo. Marco è un nome normale, magari banale per un fantasy. Marcone suona bene, Marcaccio meglio. Se vuoi cambiare ulteriormente il nome cancella la prima sillaba: Caccio. Se non basta, aggiungi un altro suffisso: Caccino. One, acchio, uccia, ella, ergo, ita, azzo, uto: i suffissi e i loro suoni evocano immancabilmente significati nell’immaginazione di lettori e giocatori che poi potrai abbracciare o sovvertire in base all’esigenza (a istinto ti sembra più carina Delettuccia o Citazza?). Ricorda che, fuori dal medioevo italiano, possono esistere migliaia di altri suffissi: -on, -er, -ing, -abù, -ojo. Creare suffissi è talmente facile che ci riuscirebbe anche un bambino di un anno: inventane subito almeno tre, e conservateli per gli esercizi finali (cerca di rispettare le tre regole: compatibilità con il pubblico, coerenza interna e riconoscibilità).
  • Altera le sillabe e componi più parole. Barcaiolo è un ottimo cognome (o anche nome) per un barcaiolo. Possiamo distorcerlo Barcaroli per renderlo più interessante. Ma perché non pensare a un nome composto? Tirabarche può andare benissimo. Barcarotta ancora meglio: è l’unico barcaiolo disponibile per il nostro protagonista quando l’avventura lo porterà per mare. E non lasciatevi limitare dal significato. Tirabarche può essere il nome di un barcaiolo in una città di fiume, ma incontrare il signor Remo Tirabarche nel bel mezzo del deserto può essere interessante: genera subito un contrasto che mette curiosità.
  • Tronca le sillabe. Le lingue, in generale, cercano di essere economiche, di risparmiare fiato inutile. Ovvero, nessuno userebbe mai nel mondo reale nomi tipo “Colui che non può essere pronunciato”, perché è troppo lungo e fa due palle così pronunciarlo e ascoltarlo. L’Innominabile va benissimo. Anche Coluiché sarebbe meglio. Nei vostri nomi significa che se a forza di aggiungere suffissi o mischiare nomi diversi, vi ritrovate con parole che sembrano tedesche, buttate via sillabe inutili. I pattern con cui le togliete dovrebbero essere coerenti (negli esempi sui nomi alterati, ho tolto sempre la prima sillaba, ma un altro sistema linguistico potrebbe comportarsi in modo diverso).
  • Manipola aggettivi e descrittori: tutti i nomi che usiamo oggi, in pratica, un tempo erano nomi del genere. Fortunato, Primo, Gaia sono tutti nomi che conservano ancora il loro significato, ma anche un sacco di nomi apparentemente privi di significato erano parole del genere: Paolo significherebbe Piccoletto; Marco “Sacro al dio Marte” (è pieno di nomi di stampo bigotto e religioso, in tutte le culture del mondo); Alessandra “Salvatrice di uomini” e così via… Avrete già notato che non sempre si usano semplici nomi o aggettivi, ma anche intere frasette. Nomi come Amedeo o Sperindio sono vere e proprie frasi (ama dio, spera in dio) e ricordano i nomi che usano le tribù indiane dei film western (Aquila-che-ride, Bisonte-che-corre, Coyote-che-fa-qualcos’altro…). Se opportunamente contratti, anche frasette del genere sono ottime candidate, anche perché sono ricche di significati chiari (non è un caso che i nomi ipercristiani siano stati partoriti da una società decisamente religiosa).
  • Evolvi nomi antichi. Vedremo meglio questo metodo nel post sui nomi di città. I nomi, nel corso del tempo, vengono creati nelle modalità che abbiamo visto. L’ultima, che riguarda aggettivi e altri descrittori, è probabilmente il metodo più usato in tutto il mondo per creare nomi. Ma allora come mai i nomi di persona sono così diversi, spesso, da quelli comuni? Perché i nomi descrittori, magari, sono stati inventati 1000 anni fa. E in 1000 anni la lingua, i fonemi, i significati e l’uso delle parole cambiano radicalmente, al punto da non c’entrare nulla con la lingua “nonna” da cui derivano. I nomi, invece, restano quasi uguali. O meglio: evolvono foneticamente o graficamente per restare pronunciabili dai nuovi parlanti. Ma il significato semantico del descrittore svanisce (Carlo, oggi, non significa uomo libero, Filippa non significa più amante dei cavalli, e così via…). Per creare i tuoi nomi puoi iniziare da aggettivi o descrittori (italiani per una lingua pseudoitaliana, ma anche inglesi, russi o cinesi per altre lingue) e modificarli in modo da renderli più particolari, ma senza cancellare del tutto i suoni originali dotati di significato (Forte→Vorte→Vortar il guerriero; Silenzio→Islenzio→Vislenzo il monaco). Scegliere nomi del passato ed evolverli (secondo i metodi descritti sopra: aggiungendo suffissi e cancellando sillabe) può essere un ottimo modo per creare nomi credibili e interessanti in modo rapido.

Nota sui nomi parlanti

E se invece usassimo un nome parlante? Può essere una buona o una pessima idea. Che significa nome parlante? È un nome alla Dickens, tipo il professor Intelligenzio, o suor Scassaballis? Se la risposta è sì, è possibile ma rischioso. Un nome parlante esplicito a questi livelli avrà sempre un che di farsesco e di comico. Magari è un buon nome per un venditore truffaldino o per un personaggio di un siparietto comico (assicuratevi che faccia ridere e non provare un imbarazzo doloroso, però). Per personaggi da prendere più sul serio, non è una grande idea: non fatelo a meno che non abbiate un’ottima ragione.

E se per nomi parlanti intendiamo citazioni e allusioni? Chiamare un investigatore privato medievale Filippo Marlovani, o un inventore Leonardo da Mirne, va bene? Se usato con cautela, sì: può essere un modo per creare rapidamente aspettative nella mente del pubblico e dei giocatori e aiutare a riconoscere il nome. Ma se usato troppe volte (e ogni tanto, due volte sono già troppe), ricadrete nel farsesco di prima.

Ma se intendiamo nomi parlanti più raffinati, tipo nomi che si ispirano alla mitologia greca e induista, o a qualche classico della letteratura del passato? Se il vostro pubblico è composto da nerd della letteratura o della mitologia antica che capiscono le vostre citazioni, è un’ottima idea. Negli altri casi, se i nomi sono coerenti e riconoscibili: fantastico, potete usarli. Ma non aspettatevi che faccia molta differenza per il pubblico o per i giocatori. L’unico caso in cui costituisce un effettivo vantaggio, è quello in cui stiate rielaborando un mito o un classico del passato secondo la vostra sensibilità: essere chiari è sempre un’ottima idea.

Che nomi parlanti usare, allora? Se avete seguito i consigli dati finora e avete pensato ai sistemi onomastici, ai nomi tabù e a quelli più diffusi e alle varie etimologie, avete già dei nomi parlanti. Avete dei nomi che parlano della storia, della geografia, della cultura e dell’economia del vostro mondo e riflettono i valori e le norme delle società che li usano. Ed è già molto di più di quello che trovate in tante opere.

Esempi di nomi fantasy

Pensiamo a qualche nome per i personaggi che popolano una città fantasy medievaleggiante inventata. Dobbiamo ancora vedere i nomi delle città e dei popoli, per ora trattiamoli come nomi di persona inventati e combiniamo sillabe. Siamo a Vintano, la capitale del Supramonte, dove parlano pseudoitaliano.

I Supramontesi sono un popolo pio e religioso, e vanno matti per nomi come Fedele, Illuminato e Benedetto. Non hanno una burocrazia molto sviluppata e se ne fregano delle omonimie: a livello ufficiale, spesso, ci limita a usare [nome] e “figlio di”/“di” [nome del padre]. Ma, visto che non c’è molta burocrazia hanno l’abitudine di usare soprannomi legati al lavoro o a caratteristiche fisiche nella vita di tutti i giorni. Soprannomi che si sedimentano in cognomi. Minato di Fedelone, Detta di Pio, ma anche Milo Cavettaglia il barbiere/dentista del villaggio, o Amadea Ditamonchi la figlia del falegname.

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Pdor figlio di Kmer

Questo va bene per i villaggi e le campagne, ma le cose cambiano se arriviamo in città, posti pieni di gente, di soldi e con più burocrazia. Soprannomi di vario tipo diventano cognomi istituzionali quando iniziano ad essere usati in documenti ufficiali e ordinanze cittadine. Alcuni cambiano cognome e se ne scelgono uno raffinato per gli affari, ma altri portano il proprio nome popolano con orgoglio. I Mangiacipolle provengono da una famiglia contadina, ma ora Sueto Mangiacipolle è gonfaloniere della città di Vintano, e ha scalzato gli aristocratici che governavano.

Sueto ha sistemato suo fratello Perdono a capo della milizia, che sta tingendo di rosso le strade col sangue dei ribelli, e sua sorella Pietà a capo del tribunale, che fa volare teste a tutto spiano. Sueto ama dire ai suoi nemici che, se non scenderanno a più miti consigli, sarà costretto a offrirgli Perdono e Pietà: lo trova ironico. “Il predono dei mangiacipolle” può essere diventato un modo di dire, che intente chi ti perdona in pubblico e poi si vendica in privato, o quello che vogliamo, in base alle azioni del nostro buon gonfaloniere di Vintano.

Nessuno pensa ai nobili?

E i nobili? Gli aristocratici amano distinguersi dai popolani e in questo mondo non fanno eccezione. I nobili sono fedeli alla chiesa, sì, ma anche alla propria famiglia e quindi si prendono due nomi: uno di stampo religioso, come quelli in voga tra i popolani, e uno di stampo aristocratico, con termini legati alla guerra (Brando, Carico, Ardito: tutti maschili, visto che l’aristocrazia di Vintano è molto più maschilista di quel sedizioso di Sueto Mangiacipolle).

E poi il cognome di famiglia: sempre legato al loro lavoro, la guerra (Fortebraccio, Sfondascuti) o al loro prestigio (Puntadoro, Patertutti). Ma non basta. Il titolo nobiliare è qualcosa che si passa solo dal padre al primogenito maschio, e assieme al titolo viene pure il diritto a un bel soprannome: il Lungo, il Costruttore, l’Imbattuto.

A volte il soprannome usato dal nobile e quello usato dai suoi cortigiani non corrispondono del tutto: il Marchese Pio Trabocco Stacciareni l’Astuto, celebre per lo stratagemma con cui ingannò e uccise gli infedeli rifugiati nel villaggio di Endon, è conosciuto tra i contadini come Treccorna, visto che, durante la sua lunga campagna militare, la moglie ha partorito tre gemelli un anno e mezzo dopo la sua partenza. O almeno, questo è quello che si dice in giro, la verità potrebbe essere un’altra, ma i nomi hanno già creato un sistema di storie e aspettative sul personaggio.

Nani

Ma questo è un fantasy e voglio anche dei nani in città. I nomi per le razze, o meglio le specie, li vedremo meglio in un capitolo sull’argomento, ma per ora limitiamoci a ricordare che noi ci chiamiamo in un modo e gli altri ci chiamano in un altro (i crucchi e i deutch)

Voglio che i nani abbiano nomi stranissimi e un sistema completamente diverso da quello umano: con nomi tabù come quelli degli aborigeni australiani, e mille modi per risultare maleducato in modo involontario quando ci si parla. Non mi dispiacerebbe se dessero la possibilità di creare nomi tolkieniani tipo Balin e Dwalin… Ma se vivono nello stesso luogo dei vintanesi da tantissimo tempo non è molto credibile. Non è molto credibile che non si siano massacrati a vicenda: pensiamo a una soluzione…

Ho deciso che i nani non sono originari del Supramonte: sono stati portati in massa su navi naniere dagli schiavisti dell’impero elfo, cinquecento anni fa, per lavorare in miniera (i nani altrimenti scorrazzavano felici per le pianure). Duecento anni fa, gli umani di Gradoria (o del posto che vi pare) hanno sbaragliato gli eserciti degli elfi e massacrato tutti gli orecchi a punta del Supramonte, dove si sono stabiliti. Hanno liberato i nani dalla schiavitù degli elfi e gli hanno permesso di lavorare per gli umani a un prezzo ragionevole, e li hanno anche convinti ad abbandonare le loro sciocche superstizioni antiche in favore della nuova religione.

Alcuni nani sono diventati artigiani molto dotati e ricchi, e altri “caporali” per altri lavoratori nani sottopagati al soldo dei nuovi padroni umani. La maggior parte non se la passa benissimo, sono una minoranza ma immagino siano abbastanza uniti e solidali contro gli avversari comuni.

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Un caporale nano guida i padroni umani nella cava…

Nomi fantasy da nano

Immagino che i nani abbiano alcuni tabù sui nomi propri. Hanno un nome di famiglia, simile al cognome, un nome personale conosciuto solo dai familiari più stretti e uno pubblico che può essere usato da tutti i nani. Ma non dagli altri esseri intelligenti, e Vintano è una città a maggioranza umana. I nani non possono usare il loro nome pubblico con gli umani. Ma le iniziali vanno bene, e i nani hanno un alfabeto strano. ZP può diventare Zopar, TL Tael e cose simili. Questo ci riduce drasticamente il numero di combinazioni disponibili, ma i nani non sono tantissimi a Vintano e ci basteranno per la storia. E in questo modo possiamo giustificare nomi tolkinieani come BN DN, Banil Daunil.

Tutto questo senza contare che “nano” suona come un nome vintanese: dubito che i nani, quando hanno scelto come chiamarsi, abbiano optato per “persone basse”. Magari tra 1000 anni, nella città di Vintano, sarà considerato decisamente maleducato chiamare “nano” un nano. Come si chiamavano nella loro antica terra, prima di essere schiavizzati? Come si è evoluto il loro nome dopo mezzo millennio di contatti linguistici con elfi e umani? E come sono i nani “selvaggi” del Nanistan, sfuggiti alle razzie degli elfi? Sono fabbri e mastri birrai? O si tagliano la barba, girano scalzi, e vivono in case scavate nel fianco delle colline?

Ora ci fermiamo, altrimenti il post diventa offensivamente lungo, ma pensare ai nomi in modo serio ci costringe a pensare in modo serio al mondo che ha deciso di usare questi nomi. Come sempre, se ragioniamo la nostre creazione in modo giusto, è impossibile non fare worldbuilding.

Esercizi per inventare nomi fantasy

Abbiamo visto come creare sistemi onomastici e sottosistemi a livello teorico e pratico. Ora è il vostro turno. Se non vedete l’ora d’iniziare, buttatevi subito. Ma se tutte queste informazioni vi sembrano troppe da gestire, ecco una serie possibili aspetti a cui pensare per creare sistemi onomastici in rapporto tra loro e riempirli di nomi interessanti.

  • Quali sono i valori del vostro popolo inventato? Guerra, ricchezza, religione? Come si rispecchia nei nomi?
  • Un popolo con più di tre abitanti avrà sicuramente persone che si comportano in modo diverso e creano sottogruppi sociali. Come viene rispecchiato dai nomi?
  • Il vostro popolo avrà dei riti. Uno di questi riti prevede di cambiare nome? Come?
  • Qual è un nome tabù che nessuno si sognerebbe di scegliere per proprio figlio nel vostro mondo inventato? Perché è un tabù? Tutti sono d’accordo sul fatto che sia un tabù?
  • In che modo un nome può essere fonte di vergogna e rivelare un basso stato sociale? Cosa fanno le persone per evitare questa stigmate? E chi non ce l’ha, cosa fa per prendere in giro chi ce l’ha?
  • Pensa a un eroe nazionale o mitologico di questo popolo. Come si chiamava? Il suo nome è molto diffuso o è proibito usarlo?
  • Pensa a un oggetto diffuso nel tuo popolo inventato e chiamalo col nome di una persona. Era la persona che lo ha inventato? Una che lo ha usato in un’occasione celebre? Uno che ha rubato il merito al vero inventore che però era un nano schifoso?

Ora che hai dati generali, diventa più specifico.

Pensa a un’ambientazione fantasy, magari ispirata a una che esiste già per avere velocemente aspetti culturali, storici, e sovrannaturali. Ripensa da zero i loro nomi, secondo il tuo sistema linguistico. Come si chiamano i poveri in campagna e in città? O vicino al mare o alla montagna? O se sono sciti o sunniti? E i ricchi? I nobili? I sacerdoti? Altre razze e altri popoli?

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